Pioneer RMX-1000 – Recensione

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La RMX-1000 di casa Pioneer è un punto d’arrivo della continua ricerca di questo brand nell’ambito del djing, ormai un punto di riferimento per tutti i dj (e da qualche anno a questa parte anche i dij), il perfetto compromesso tra qualità ed efficacia. Con questo innovativo prodotto, Pioneer si spinge più in là aggiungendo uno strumento nuovo che permette una ulteriore creatività, frutto di una costante innovazione già maturata nei precedenti prodotti.

La componente di effettistica dei mixer Pioneer infatti è sempre stata lodata da ogni dj, ed ha avuto un continuo miglioramento nel tempo, unitamente anche ai due “episodi stand-alone” delle effettiere EFX-500 ed EFX-1000. Ma la macchina di cui stiamo parlando oggi regala sicuramente un qualcosa in più, ed è alleggerita da una maggiore versatilità e intuitività d’utilizzo.

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L’eccitazione nel ricevere questo prodotto per una recensione infatti, mi fa scartare direttamente il packaging, che comprende l’effettiera, il cavo usb di collegamento per il computer ed ovviamente il cavo d’alimentazione, istruzioni e cd con il software Remixbox. La prima sorpresa sono le dimensioni dell’unità, che mi appare molto piccola e compatta, ma solida nei materiali e sicuramente ben realizzata: il layout sembra davvero efficace e ben disposto, e salta subito all’occhio la solidità dei knob che rappresentano un po’ l’anima dell’unità.

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L’impazienza che mi contraddistingue in questi casi mi spinge a provarla immediatamente; la collego all’alimentazione, e tramite due cavetti rca (oltre ai collegamenti in rca c’è la possibilità di collegarsi anche in jack ¼) collego un lettore cd in entrata e la RMX-1000 direttamente al mio impianto stereo, e già effettuando questo collegamento noto la prima interessante cosa: uno switch sul retro ci permette di selezionare la modalità di utilizzo, ossia direttamente in master (con un volume in uscita di X db) oppure in send\return ad un mixer (con un volume di Y db). Accendo immediatamente il prodotto e subito un splendido effetto di tutti i led dell’unità mi sbalordisce, carico un brano sul lettore cd e inizio lo smanettamento.

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L’unità si compone fondamentalmente in quattro parti: l’Isolate FX con i suoi tre grandi knob e le quattro modalità d’utilizzo, l’X-Pad FX con il suo pad touch, il Scene FX con il knob centrale e i 10 tasti di effetti, e la levetta del Release FX sull’estrema destra. In alto a sinistra invece, è presente la parte di controllo dei volumi in input e output con due knob e i meters indicatori, e la parte di controllo dei bpm con il display a 3 cifre ed i relativi comandi: l’unità infatti ha un rilevatore interno dei bpm del segnale in entrata, ovviamente efficientissimo come tutti i prodotti della gamma Pioneer, per sincronizzare gli effetti a tempo col brano in esecuzione. Da segnalare la presenza del pulsante Quantize, che permette di sincronizzare in battuta la sezione dell’X-Pad FX sulla quale torneremo in un secondo momento.

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Parlando della prima sezione, ovvero l’Isolate FX, ci troviamo di fronte quattro possibilità di utilizzo: l’Isolate che altro non è che una tradizionale ma potente equalizzazione delle tre frequenze principali, ossia bassi, medi ed alti. Ci sono poi altre tre modalità che permettono un intervento creativo sulle frequenze: Cut\Add che permette una sorta di taglio di frequenze basse, di ritardo in multipli di ottavi sulle frequenze; Trans\Roll che taglia o moltiplica i suoni in ingresso a seconda di un moltiplicatore in base alla rotazione dei knob; Gate\Drive che aumenta con un superamento della soglia oppure distorce il segnale sulle varie frequenze.

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Spostandoci poi sulla sezione Scene FX troviamo due macrosezioni chiamate “build up” e “break down”, ognuna delle quali è composta da 5 effetti cadauna che come si può immaginare dai nomi delle sezioni aggiungono una sorta di crescendo o smorzano il brano in ingresso: tutti gli effetti son controllabili con il knob centrale che comanda il dry\wet ossia la quantità di segnale pulito rispetto a quello effettato, e con due knob posizionati nella parte inferiore che controllano due sottoparamentri; andiamo ad analizzare quindi i 5 effetti della sezione “build up” e poi quelli della sezione “break down”. Il BPF Echo è un eco che agisce sul segnale dopo essere passato per un filtro a banda passante e attraverso i due knob subparameter possiamo agire sul tempo di ritardo e sull’effetto di modulazione in uscita. L’Echo altro non è che un tradizionale eco non filtrato sul quale si può agire fondamentalmente variandone gli intervalli di tempo. Il Noise è un rumore bianco  che si sovrappone al segnale e attraverso i vari knob possiamo cambiarne il volume, la frequenza di taglio attraverso cui passa il rumore bianco e anche una modulazione di esso. L’effetto Spiral è una sorta di riverbero sul quale possiamo intervenire sul tempo di ritardo del riverbero stesso, e sull’altezza del segnale. Il Reverb Up è un riverbero al quale viene applicato un filtro regolabile dal knob subparameter 2. Passando invece alla sezione “break down” i primi due effetti che troviamo sono l’HPF Echo e l’LPF Echo che sono i corrispettivi del già citato BPF Echo, ma il segnale ritardato passa in questi casi o da un filtro passa alto o da un filtro passa basso. C’è poi il Crush Echo, che come potete immaginare si tratta di un eco che processa il suono “frantumato” ossia impoverendolo di bit e quindi di qualità. Lo Spiral Down è il corrispettivo del precedente Spiral Up, quindi anziché avere un’uscita amplificata con un altezza crescente in questo caso avremmo un’uscita in dissolvenza sulla quale si può intervenire modificando l’altezza del riverbero verso il basso. Infine abbiamo il Reverb Down, che è il corrispettivo del Reverb Up. Mi rendo conto che la descrizione di questi effetti è molto approssimativa trattata in questo modo ma solo ascoltando e provandoli si può capire il grado di personalizzazione che offrono, unitamente all’indiscutibile qualità audio che ha sempre contraddistinto la sezione effetti dei prodotti Pioneer (nel manuale d’uso, che per sfizio vi informo essere tradotto veramente male, sono presenti comunque degli schemi che descrivono molto accuratamente come operano tutti gli effetti).

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La sezione X-Pad FX integra un precedente effetto che sui mixer rimane nel ventaglio di offerta degli altri effetti, ovvero il Roll, unito ad un campionatore a 4 bank e 4 slot che regala al prodotto e a chi lo usa un grado di creatività davvero notevole. Nelle impostazioni di default ci si trova di fronte ad un unico slot contenente i 4 campioni classici di batteria elettronica, ovvero Kick (grancassa), Snare (rullante), Clap (battito di mani) e Hi Hat (charleston). I quattro campioni sono azionabili attraverso i 4 tasti dedicati, oppure attraverso lo sfioramento del touchpad sottostante, suddiviso in 5 sezioni che individuano una frazione di battuta, a partire da 1\8 sulla estrema sinistra fino a 2\1 nell’estrema destra. Ciò significa che sfiorando queste sezioni, otterremo una ripetizione del campione precedentemente selezionato, perfettamente in sincrono (grazie alla funzione Quantize) con il segnale in entrata: possiamo quindi aggiungere parti ritmiche (nella modalità default, o qualsiasi tipo di campione nella modalità user, o caricandolo attraverso lo slot SD presente su un lato del prodotto) al nostro brano in qualsiasi istante. Possiamo anche creare veri e propri beat in 4\4 attraverso il tasto Overdub: premendolo il tasto rimarrà illuminato, e farà in modo che ogni pressione dei tasti venga ricordata in cicli di 4\4, permettendoci così di creare veri e propri loop sovrapponendo i suoni dei campioni, e permettendone anche la cancellazione di essi tenendo premuto sempre il tasto Overdub e di seguito il tasto corrispondente al suono che vogliamo cancellare. Se selezioniamo invece la funzione Roll, il segnale in entrata (quindi quello del brano che stiamo ascoltando) verrà campionato in base allo sfioramento di una delle 5 sezioni del touchpad, e quindi suddiviso in frammenti da 2\1, 1\1, 1\2, 1\4 e 1\8. La peculiarità di utilizzare un touchpad per questo tipo di effettistica è quella che permette all’utente di far letteralmente scivolare il dito da una sezione all’altra con continuità e fluidità, e di creare quindi senza stacchi o interruzioni quella divisione in frammenti che spesso contraddistingue i dj più creativi. Tutta la sezione ha ovviamente un controllo di volume separato, per regolarlo bene con il segnale in entrata, e pure un knob di Pitch per aumentare il potenziale creativo e aggiungere quel qualcosa in più tipico di casa Pioneer.

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Veniamo infine a parlare della sezione Release FX, una sezione utilissima che si trova non a caso nell’estrema destra del “percorso” che il segnale attraversa lungo il tragitto dell’RMX1000. Questa sezione è composta da tre modalità selezionabili attraverso uno switch, e da una levetta a molla: le tre modalità sono Vinyl Brake, Echo e Back Spin, azionabili mediante la levetta a molla. Queste tre funzioni agiscono zittendo contemporaneamente tutte gli effetti delle precedenti sezioni (quindi sia l’Isolate FX, sia il Scene FX e ovviamente anche l’X-Pad FXapplicati al segnale in entrata) fino a quando non si rilascia la levetta. La modalità Vinyl Brake simula il rallentamento di un giradischi, la modalità Echo applica un eco corto al segnale, mentre la modalità Back Spin simula il classico rewind di un vinile su un giradischi.

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Scrivendo queste poche righe, mi rendo conto io stesso di quanto siano riduttive per descrivere il reale potenziale creativo di questa macchina, e la cosa bella è che non finisce certo qui. La RMX-1000 permette attraverso il software in allegato Remixbox, una totale customizzazione di praticamente tutti i parametri: per fare un esempio, possiamo variare la curva d’intervento dell’Isolator, o selezionare le frequenze che ci interessa isolare, oppure possiamo selezionare la forma d’onda dei subparametri di alcuni effetti, o ancora cambiare gli intervalli di tempo dei vari Echo. Il tutto è salvabile all’interno dell’unità e con l’apposito switch in posizione “user” possiamo utilizzarla con i valori da noi selezionati; si può anche salvare il proprio setting sull’SD, inserirla in un’altra RMX-1000 e richiamarlo. Ma la versatilità di Pioneer non si ferma certo qua, e ci permette di usare l’unità anche come VST all’interno dei maggiori software di produzione, uno su tutti Ableton Live; attraverso il plugin RMX\AU1 possiamo infatti far interpretare come “host” la RMX-1000 da parte del software, ed effettare il segnale controllando virtualmente sul monitor tutti i parametri della nostra unità, come sempre perfettamente a tempo e in perfetta sincronia; in ultimo ovviamente la possibilità di utilizzare l’unità come controller per altri software (ma personalmente ritengo sia quasi un insulto utilizzare questo prodotto dall’incredibile potenziale in una maniera così riduttiva).

Concludo questa recensione rendendomi nuovamente conto che descrivere in maniera esauriente tutte le potenzialità di questo gioiello di casa Pioneer è davvero difficile; spero quindi di aver suscitato la curiosità di provarlo e di acquistarlo (per chi se lo può permettere, poiché il prezzo suggerito da Pioneer è di 999$, ed in Italia la troviamo ad un costo di circa 700€) per rimanere davvero estasiati di fronte ad un prodotto che offre un’incredibile potenzialità creativa. Di sicuro la RMX-1000 è orientata a quegli utenti che hanno una spiccata volontà di dare qualcosa di più ai loro djset (ma anche a chi vuole uno strumento efficace in fase di produzione audio, ritornando sul discorso dell’utilizzo come VST con software come Ableton) al fine di creare una performance davvero ricca, completa e mai uguale; sconsigliata ai dj più tradizionali che non sentono la necessità di sperimentare e non vogliono andare oltre al classico mixaggio tra due dischi.

Ringraziamenti:
Pioneer Italia – http://www.pioneer.eu/it/
Antonio “Ciancia” Cianciaruso – Dimostratore ufficiale prodotti Pioneer
Luigi Bressan aka Luz DiJ & Cioce – Digital Jockey LAB Ferrara

by Püz dj from Bedroom Boys